Non ho mica capito

Forse c’è qualcosa che non riesco ad afferrare ma io non avevo mica capito che il Presidente del Consiglio è legittimato a fare quello che gli pare, eppure è esattamente l’impressione che ho avuto oggi quando ho letto la notizia a proposito della firma fra Berlusconi e Sarkozy. Lui prende e firma un accordo su qualcosa che prima di tutto mi risulta non sia stata autorizzata effettivamente da nessuno e soprattutto con il parere contrario ancora valido della maggioranza degli italiani espresso con un referendum. La mia ingenua domanda è: non sarebbe più economico investire una parte dei miliardi di € necessari per costruire 4 centrali termonucleari (immagino una decina o giù di lì) per installare centinaia di migliaia di pannelli solari termici risparmiando un’enorme quantità di energia elettrica e gas e creando migliaia di posti di lavoro? Invece che posare la prima pietra nel 2010, per quella data potrebbero essercene migliaia già in funzione.

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8 pensieri su “Non ho mica capito

  1. Per quanto riguarda Berlusconi è evidente che fa ciò che gli pare, e che le sue scelte non sono dettate da motivi tecnici.
    Per il referendum: è scorretto ignorarlo, ma credo sia necessario riparlarne e riproporre la questione in parlamento e alla popolazione. Quella scelta non fu fatta in un clima sereno e di corretta informazione (era il periodo post-Chernobyl).
    Per la questione nucleare, dal punto di vista tecnico (ma mio personale): IMHO è sbagliato vedere la cosa come alternativa che esclude altri investimenti. Se ci fosse volontà di investire i soldi si troverebbero.
    Investire nel solare termico è sicuramente giusto: permette di risparmiare energia con risultati immediati e con costi ragionevoli. Capire come farlo è meno facile: va evitato che gli “incentivi” portino ad un aumento di prezzo in proporzione.
    Ma c’è un problema, anzi due, che coinvolgono la produzione di energia elettrica. Il primo, più a breve termine, è che il petrolio e i combustibili fossili si stanno esaurendo. Il secondo, a medio-lungo termine ma più grave è che i combustibili fossili producono gas serra.
    La necessità di ridurne l’uso fino ad abbandonarli richiederà a mio avviso, per motivi di sostenibilità economica, un uso del nucleare dell’attuale generazione come soluzione “tampone” e credo che sia necessario non farsi trovare impreparati.

  2. A me il nucleare fa paura. Non una paura irrazionale dettata dal dopo-Chernobyl (che comunque è stato un gravissimo incidente, non un sogno, e quindi ha *giustamente* influenzato l’opinione pubblica italiana), ma una paura ben concreta che riguarda – ad esempio – una cattiva gestione degli appalti della costruzione e uno scarso controllo delle specifiche costruttive delle centrali (come pare stia accadendo con la costruenda centrale finlandese di quest'”ultima generazione”) e della gestione delle scorie.
    Senza contare che voglio proprio vedere come reagiranno gli abitanti dei siti “papabili”.

    L’energia nucleare rischia di essere un “tampone” tardivo e costoso, e che ci lascerà troppi strascichi ambientali.
    Condivido l’opinione di Sbisolo su come cifre così ingenti potrebbero essere messe meglio e più rapidamente a profitto nel nostro conto energetico.

    Ma si sa che Re Sole poco si cura del popolo, salvo il cavalcarne una presunta volontà quando è conforme ai suoi augusti disegni. Hanno anche discusso della Torino-Lione, AFAIK, e in Val Susa immagino che ci si stia incazzando di nuovo.

  3. Che bello! È sempre più raro poter discutere e non solo arroccarsi su posizioni distinte. Condivido alcune delle cose che scrivi e il mio intervento è stato dettato soprattutto dal modo più che dal “nucleare si/no”. Sicuramente nel 1987 l’emotività legata all’incidente dell’anno precedente ha giocato parecchio (la ricordo bene) ed una discussione seria e generale vent’anni dopo sarebbe auspicabile, certamente da evitare un’imposizione come quella di oggi che sembra voler dire che è già tutto deciso. L’utilizzo di centrali nucleari porterebbe a tagliare notevolmente la produzione di gas serra, invece ho trovato elementi contrastanti a riguardo della disponibilità di materiale fissile sfruttabile nelle centrali. Sembra che il suo costo sia comunque molto più stabile di quello degli idrocarburi ma ho trovato stime di suo esaurimento fra i 50 e i 200 anni.
    Mi preoccupa la quantità di acqua necessaria per il raffreddamento che inoltre viene restituita all’ambiente sensibilmente più calda. Le estati con notevole abbassamento del livello dei fiumi sono comuni ed ormai questo periodo coincide con il picco dei consumi elettrici, una combinazione poco felice.
    Acuta la tua osservazione sugli effetti collaterali degli incentivi.

  4. Comprendo i timori di Gianluigi e li faccio miei: in effetti a pensare come in Italia potrebbero essere gestite le problematiche tecniche annesse ad un parco di centrali nucleari c’è di che preoccuparsi. Il problema principale quindi è la negligenza dell’uomo più che la sicurezza della tecnologia, negligenza che d’altronde fu causa proprio di Chernobyl.
    Chernobyl ha influenzato l’opinione pubblica, ma così a caldo si fece informazione maniera corretta? Per esempio le stime sulle vittime vanno da poche decine a svariati milioni e la cosa è influente su quello che l’opinione pubblica percepisce.

    Ma veniamo alla parte più interessante 🙂
    Che sia un “tampone” tardivo e costoso sono d’accordo. Costoso in termini ambientali, più che economici, essendo quest’ultimi relativi al mercato. Ma la domanda da porci è: sarà evitabile? E l’impatto ambientale nel nucleare è un prezzo ragionevole da pagare a fronte del suo contributo al salvataggio del clima?

    Sono d’accordo che vi siano investimenti con maggiore priorità e sicura efficacia. Così come, ovviamente, trovo deprecabili queste decisioni imposte da poche persone sulla base di convinzioni personali.

    La disponibilità di materiale fissile potrebbe essere un problema in futuro, almeno con il nucleare dell’attuale generazione, fatti ho parlato di “tampone”. Al momento, a quanto ne so, il costo del combustibile consumato nel periodo di vita di una centrale è comunque quasi trascurabile rispetto al costo di costruzione della centrale stessa, quindi per ora non è un problema.

    Sull’esaurimento degli idrocarburi le stime sono quelle, il problema è capire per quanto il sistema sarà sostenibile economicamente. Gli interventi drastici sui gas serra, stando a quanto si sosteneva in un articolo/proposta di piano che avevo letto, andrebbero attuati in modo da avere risultati entro il 2050.

    Per l’acqua di raffreddamento, mi verrebbe in mente l’opportunità (non so quanto concreta) di sfruttarla per il riscaldamento delle abitazioni.

    Ad ogni modo non ho le risposte in tasca, quello che vorrei vedere è commissioni di tecnici che elaborino piani per lo sviluppo energetico ad ampio respiro, considerando tutti gli aspetti del problema (produzione/distribuzione, elettricità/calore/trasporti), l’importanza di R&D. Ovviamente non politicanti che fanno e disfano a loro piacimento.

    Ma mi sa che rimarrà un sogno.

  5. Che il referendum dell’87 non fu fatto in un clima sereno lo dimostra il fatto che nessuno pare ricordarsi su cosa si votò all’epoca. In effetti nessuno ha mai vietato di costruire centrali nucleari in Italia, semplicemente adesso, se vuoi costruirne una, hai bisogno dell’ok del comune dove questa sorgerà. Nè più nè meno. Se la Moratti desse il suo beneplacito se ne potrebbe costruire una nel centro di Milano e nessuna legge lo impedirebbe (certo bisognerebbe scappare da una folla inferocita armata di torce e forconi, ma questa è un’altra storia).
    Pare poi che gran parte dei giornalisti che commentano sui giornali (ed un numero consistente dei “favorevoli al nucleare senza se e senza ma”) dimentichino un dettaglio importante: allo stato attuale della tenologia (e pure allo stato prevedibile per i prossimi anni) NON esiste alcun modo di disporre delle scorie e nessun modo per stoccarle in maniera sicura. Non pochi e/o costosi metodi: nessuno, zero, nikt. Ergo il costo di smaltimento è infinito e questo rende automaticamente il nucleare la tecnologia più costosa del mondo per la produzione di energia.

  6. Sì, vero che il referendum tecnicamente non impedisce la costruzione di centrali in italia, però rappresenta comunque una determinata posizione dei cittadini che non può essere ignorata tout court, come immagino sarai d’accordo.

  7. @massimiliano: no, non sono d’accordo. Il referendum aveva un testo ben chiaro e nessuno può permettersi di interpretare la volontà dei cittadini votanti come più aggrada in un dato momento. Se si vogliono fare centrali nucleari (ed io sono contrarissimo) le si facciano ma si trovi un luogo dove il sindaco si prenda la responsabilità di dare la sua approvazione (senza essere sostituito 15 secondi dopo da un sindaco che blocca tutto) per la costruzione ed uno per lo smaltimento delle scorie.

  8. In Italia sono possibili solo referendum abrogativi per cui l’unico modo per esprimersi sull’argomento era quello di abrogare la legge che permetteva al Governo di imporre comunque la costruzione di una centrale termonucleare anche col rifiuto degli enti locali ed al contempo non venivano più erogati fondi agli enti stessi nel caso di costruzione. Quale sindaco sano di mente permetterebbe la costruzione di una centrale del genere senza avere assolutamente nulla in cambio?

    Questo articolo per esempio: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_24/scheda_referendum_nucleare_6865d61c-02b2-11de-adb7-00144f02aabc.shtml mi sembra in questo senso decisamente fazioso in quanto specifica chiaramente “nessuno chiedeva la chiusura delle tre centrali nucleari allora attive“, cosa che credo fosse giuridicamente impossibile. Ci son molti modi per non dire la verità, anche senza dire bugie (basta tacerne una parte).

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